17 apr 2018

Matteo cap. 19

Quel giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza; che mi manca ancora?».
Matteo 19:20
Attraversando il Giordano, Gesù continuò a predicare e guarire le moltitudini, ma quelli che avevano più bisogno di guarigione erano quelli che più lo esaminavano. Governati dalle loro stesse passioni e preferenze, questi farisei interpretavano le Scritture in conformità a quello che gli conveniva e misero alla prova Gesù usando ciò che Mosè aveva scritto sul divorzio. In realtà, ciò che è scritto in Deuteronomio 24: 1-4 non è un'autorizzazione per il divorzio, ma un'eccezione al divorzio. Tuttavia, ciò che Gesù ha detto molto chiaramente è che il matrimonio è stato creato da Dio nell'Eden come una benedizione per tutta la vita. "Una sola carne" (v. 5) non significa cessare di avere la sua individualità, ma di completarla. Inoltre non ha incoraggiato il celibato, ma ha chiarito che questa opzione è migliore del non riuscire ad adempiere fedelmente i voti del santo matrimonio.

Credo che la durezza di cuore sia stato il problema più grande che Cristo ha dovuto affrontare in mezzo alla sua gente. Il lavoro di pulizia fatto nel cuore dei suoi discepoli ha richiesto un tempo speciale e dedicato. Ogni episodio della vita del Salvatore era una lezione da apprendere per i suoi seguaci immaturi. Nel rimproverare coloro che hanno portato i bambini alla presenza di Gesù, i discepoli stavano solo reagendo a ciò che avevano appreso dalla spietatezza dei loro leader religiosi. Tuttavia, quella scena toccò il cuore di qualcuno. Mentre guardava Gesù benedire e stringere tra le braccia i piccoli bambini, un giovane ricco uscì dalla folla con una domanda inquietante: "Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?" (v. 16).

Immagino che questa domanda non fosse solo nel cuore di quel giovane uomo, ma è stato l'unico ad aver avuto il coraggio di farla. La prima risposta di Cristo ha chiarito la prima cosa che dobbiamo tenere a mente: "Uno solo è il buono" (v.17). Cioè, Dio è buono. Nulla di ciò che facciamo o non facciamo ci fa essere più buoni. La bontà è parte del frutto dello Spirito Santo. Ci è stato dato. Non lo possediamo.

In seconda risposta Gesù ha detto che chiunque vuole entrare nella vita eterna deve osservare i comandamenti. Ci sono molti che ignorano il fatto che abbia citato alcuni dei dieci comandamenti. Altri, tuttavia, usano la scusa che ha citato solo la seconda tavola della Legge, ma dimenticano di analizzare il contesto. Gesù stava davanti a un giovane giudeo, cioè, non aveva bisogno di ricordargli il culto del sabato o l'adorazione a Dio. Ma questo giovane portava in sé un vuoto inspiegabile che voleva riempire.

"Che mi manca ancora?" (v. 20). Un giovane assetato di risposte, ma non disposto ad accettarle. Esponendo il suo punto debole, Gesù gli ha dato la certezza di chi fosse, ma la durezza del cuore gli ha impedito di seguire Colui che poteva offrirgli ricchezze eterne. Per una società che giudicava le persone in base alle loro proprietà, rinunciare a tesori personali era fuori questione. E per far cadere questo tabù, Cristo ha causato una grande tristezza al giovane ricco e grande ammirazione per i discepoli che presero la parola per fare una nuova domanda: "Chi dunque può essere salvato?" (v. 25). E la risposta fu: "Agli uomini questo è impossibile; ma a Dio ogni cosa è possibile" (v. 26).

Nessuno di noi, per quanto buono possa sembrare, è degno di una vita eterna. Dall'ingresso del peccato nel mondo, non esiste un essere umano che potrebbe salvarsi. Solo per l'amore intenso e immenso di Dio per noi "che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna" (Giov 3:16). Il giovane ricco ha scambiato il più grande dono dato al mondo per le briciole di una vita che passa.

Gesù ci chiama ancora una volta, oggi: "Vieni e seguimi" (v. 21). Che tu ed io non viviamo nell'illusione di una vita annaffiata da opere vuote e benefici transitori, ma che lo Spirito Santo ci faccia fruttare attraverso una vita di fede e amore. E anche se qui subiamo perdite, a causa del nome di Gesù, ci rallegriamo della certezza che "ne riceverà cento volte tanto, ed erediterà la vita eterna" (v. 29).

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