E ogni giorno, nel tempio e per le case, non cessavano di insegnare e di portare il lieto messaggio che Gesù è il Cristo. ( v. 42)Subito dopo l'esempio della fedeltà di Barnaba, la Bibbia presenta l'infedeltà di Anania e Saffira sua moglie. Cercando di ingannare i discepoli per apparire generosi alla causa, pensarono che sarebbero passati inosservati. Ma quella chiesa che stava muovendo i primi passi doveva essere ben curata nel modo di conservarne la purezza. L'avidità di quei due poteva influenzare sicuramente gli altri come una malattia contagiosa, ma il risultato della loro iniquità causò un "grande timore" che "venne su tutta la chiesa" (v. 11), in modo che potevano percepire lo Spirito Santo, cioè "non ci si può beffare di Dio" (Gal 6: 7).
E "molti segni e prodigi erano fatti tra il popolo" (v. 12) per mezzo degli Apostoli, così che "sempre di più si aggiungevano uomini e donne in gran numero, che credevano nel Signore" (v. 14). Le parole e le opere dei discepoli testimoniavano la potenza di Dio e la veridicità della risurrezione di Gesù, al punto che persino l'ombra di Pietro guariva gli ammalati. Ma dove c'è preghiera, comunione e fedeltà, ci sarà certamente lotta, rappresaglia e invidia. Satana raggruppò presto i suoi agenti nel tentativo di impedire l'avanzata di quell'opera sacra. "pieni di invidia" (v. 17), i leader Giudei "misero le mani sopra gli apostoli e li gettarono nella prigione pubblica" (v. 18). Tentativo stolto!
Cosa sono sbarre e guardie davanti al potente Signore degli eserciti e comandante delle schiere celesti? Solo un angelo fu sufficiente per liberare quegli uomini dicendo di andare ad annunciare "al popolo tutte le parole di questa vita" (v. 20). E tornando al tempio, hanno insegnato alla gente. Ora, dopo l’esperienza dell’arresto, gli Apostoli potevano fuggire o andare a predicare in posti segreti, ma erano tornati dove avevano più probabilità di essere arrestati di nuovo. In realtà, non erano preoccupati per quello che sarebbe successo loro, ma piuttosto impegnati nel fare la volontà di Dio.
Quando gli Apostoli dichiarano che "bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini" (v. 29) e perché Dio dà lo Spirito Santo "a quelli che gli ubbidiscono" (v. 32), è chiaro quindi che il battesimo dello Spirito Santo è conferito agli obbedienti. L'intrepidezza e il coraggio dei discepoli non provenivano da loro stessi, ma dal potere dello Spirito Santo. Ed è stato con questo stesso potere che, dopo essere stati fustigati, "se ne andarono via dal sinedrio, rallegrandosi di essere stati ritenuti degni di essere oltraggiati per il nome di Gesù" (v. 41).
Al giorno d'oggi è molto facile definirsi un "credente". Frequentare una chiesa, essere commossi nel dire "gloria e alleluia", fare opere di carità, in questo è stata sintetizzata oggi la vita cristiana. Dopotutto, molte persone dicono: "Sono una brava persona. Non uccido, non picchio nessuno, do la decima e do l'elemosina a i poveri. Va tutto bene!!", mentre il nemico delle anime si muove con tanta facilità. Una volta ho sentito dire: "se lanci una pietra in un albero, questo ti porta frutto". Ed è vero. Non tutti sono disposti ad essere perseguitati e soffrire per amore di Cristo. E superando le prime prove, presto viene rivelato il vero carattere che preferisce lasciare la sua zona di conforto.
Quando sento testimonianze di missionari in Medio Oriente che stanno mettendo a rischio la loro vita per causa di Gesù, mi vergogno delle mie condizioni. Uomini e donne che hanno rinunciato alle loro vite agiate, per portare il nome di Gesù dove non c’è. No, non sto parlando di testimonianze della chiesa primitiva, ma della chiesa di Dio contemporanea. Persone che non hanno paura di dare la vita per l'amor di Cristo e il Suo vangelo di salvezza.
Come ben ha detto Gamaliele, quando il lavoro viene da Dio, nulla può distruggerlo (v. 39). Se apparteniamo a Dio e a Lui ci arrendiamo veramente "né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore" (Rm 8: 38-39). Consideriamo le prove oggi come opportunità per rafforzarci per la grande prova finale "come non c’è ne fu mai", affidandoci a Colui che "in quel tempo di angoscia", ci salverà (Dan 12: 1).
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