Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità. (v.13)Dobbiamo capire questo capitolo alla luce di ciò che è scritto nel libro di Daniele. La profezia indica uno che si ribellerà contro Dio prima della seconda venuta di Cristo e che avrà grande influenza "fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e proclamandosi Dio" (v.4). Le congetture sorte tra i Tessalonicesi sul "Giorno del Signore" (v.2), come se vivessero negli ultimi giorni, furono chiarite da Paolo come idee fuori dal tempo. Aveva certamente ricevuto un po di luce sulle profezie di Daniele e capì che il tempo fissato non era ancora arrivato. Certamente, il ritorno di Cristo e la preparazione per questo giorno, sono i temi centrali di questa seconda epistola.
L'apostolo aveva una fede viva nella possibilità che, mentre era ancora in vita, avrebbe visto il suo Salvatore tornare (1Co 15:51; 1Ts 4:17). Ma anche, come studioso della profezia, sapeva che molte cose dovevano accadere prima. Tra queste c'è la rivelazione dell'"uomo del peccato" (v.3). Questo, il profeta Daniele, lo ha descritto come un re: "Il re agirà a suo piacimento, s'innalzerà, si esalterà al di sopra di ogni dio e pronuncerà parole inaudite contro il Dio degli dèi; prospererà finché non sia finita l'ira, poiché ciò che è stato deciso si compirà" (Daniele 11:36). Paolo parla di un periodo di apostasia che precederebbe il ritorno di Cristo. La parola apostasia non si riferisce ad una ribellione esterna ma interna, cioè al falso insegnamento che sorgerebbe nell'ambiente cristiano, "con ogni tipo d'inganno e d'iniquità" (v.10). Apostasia che sarebbe guidata da "l'uomo del peccato, il figlio della perdizione" (v.3), o, come descritto in Apocalisse, "il falso profeta" (Apocalisse 19:20).
Sapendo che l'illegalità significa peccato "il peccato è la violazione della legge" (1 Giovanni 3: 4), l'uomo del peccato non è altro che un "fuorilegge", cioè che viola la legge di Dio come seduttore delle nazioni. Le sue vere intenzioni, tuttavia, saranno rivelate "a suo tempo" (v.6). Sin dai tempi apostolici, ci viene detto che "il mistero dell'empietà" (v.7) già era operativo, ma l'empio sarà rivelato quando la chiesa, che attraverso la preghiera "ora lo trattiene" (v.7), sarà rapita. Quest'uomo del peccato dopo "l'azione efficace di Satana" (v.9), farà "ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi" (v.9), per "sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti" (Matteo 24:24) . La chiamata di Gesù rimane la stessa, specialmente ai nostri giorni: "Guardate che nessuno vi seduca" (Mt 24:4).
Notate che Paolo dice che "l'inganno ed iniquità" sarà per "quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all'amore della verità per essere salvati" (v.10). Carissimi, non commettiamo errori, o cerchiamo incessantemente Dio attraverso lo studio sincero della Sua Parola, con un cuore contrito e sottomesso, o saremo facilmente spazzati via da ogni vento di dottrina. Paolo esortò i Tessalonicesi a mantenersi saldi negli insegnamenti " trasmessi sia con la parola, sia con una nostra lettera" (v.15). Da questo percepiamo che Paolo dice che "ogni tipo d'inganno e d'iniquità" sarà "per quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all'amore della verità per essere salvati" (v.10). Con questo, Paolo chiamò le sue lettere ispirate alle tradizioni che dovrebbero essere seguite perché sono basate su principi divini e "non come parola di uomini" (1 Tessalonicesi 2:13).
Io non ti conosco, ma io servo il Dio di Abramo, che non ha esitato a sollevare la mannaia sul proprio figlio. Servo il Dio di Giuseppe, che ha rischiato la morte rifiutando la moglie di Potifar. Io servo il Dio di Daniele, che ha scelto fermamente di non contaminarsi con le prelibatezze e l'idolatria di Babilonia. Servo il Dio di Sadrach, Mesach e Abdenego, che preferirono andare nella fornace invece di adorare altri dei. Io servo il Dio di Paolo, che disprezzava la propria vita per causa di Cristo.
Dov'è allora la fede dei nostri padri? Siamo disposti a rinunciare alle nostre volontà egoistiche per sperimentare la volontà di Dio? Siamo pronti, se necessario, a sopportare bisogni e privazioni, per "amore della verità" (v.10)? Stiamo, infatti, preparandoci ad affrontare un tempo " come non ce ne fu mai" (Dan 12: 1)? Quando il mondo venererà l'uomo del peccato faremo lo stesso, cedendo, o come Giosuè disse: "quanto a me e alla casa mia, serviremo il SIGNORE" (Giosuè 24:15)? Il mio desiderio e la mia preghiera è che "lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio nostro Padre, che ci ha amati e ci ha dato per la sua grazia una consolazione eterna e una buona speranza, consoli i [nostri] cuori e [ci] confermi in ogni opera buona e in ogni buona parola" (Vv.16-17). "Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà" (Mt 24:42).
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