24 ago 2018

Atti cap. 27

Perciò, uomini, state di buon animo, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto. (25)
Sulla via per l'Italia, Paolo fu portato su una nave affidato alle cure del centurione Giulio. Il centurione trattò Paolo con umanità, così che "gli permise di andare dai suoi amici per ricevere le loro cure" a Sidone (v. 3). È stato un viaggio lungo e faticoso, dove Paolo si affidò completamente al potere di Dio. I venti erano sfavorevoli e l'inverno si stava avvicinando, e la cosa più saggia da fare probabilmente era quella di attraccare al porto più vicino. Non ascoltando i consigli di Paolo il centurione aveva "più fiducia nel pilota e nel padrone della nave che non nelle parole di Paolo" (v. 11). Giulio e l'intero equipaggio si apprestavano a subire i danni di una decisione imprudente.

"Intanto si era alzato un leggero scirocco" (v. 13), e furono ingannati da quel buon momento provvisorio. E presto si resero conto che avrebbero dovuto dare ascolto a Paolo perchè poteva essere la loro unica possibilità di sopravvivenza. Dio non ci impedisce di camminare nella tempesta. Indica il pericolo e ci dà la libertà di scegliere tra le sue istruzioni o la nostra intuizione. Dobbiamo stare molto attenti alla nostra intuizione. Quante volte pensiamo che certi tipi di situazioni o scelte siano innocue, quando in realtà sono estremamente dannose. Quei marinai furono ingannati da una brezza temporanea anche se l'inverno si stava avvicinando.

Siccome erano "sbattuti violentemente dalla tempesta" (v. 18), furono costretti ad alleggerire la nave dal suo carico. E andò così per diversi giorni, non c'era speranza di salvataggio. Di fronte a quell'immagine terrificante, con una mente turbata dalla certezza della morte, si riaccende una scintilla di speranza. Di nuovo, l'apostolo parla a quell'equipaggio testardo che questa volta decide di ascoltarlo. Il naufragio sarebbe venuto, ma insieme con esso la salvezza di tutti. Quante volte ci siamo sentiti come quegli uomini, senza speranza e sopraffatti da un senso di sconfitta? Le nostre scelte sbagliate hanno conseguenze dannose che, in gran parte, non ci permettono di vedere una via d'uscita. E sorprendente provare che l'uscita non è alla fine della tempesta, ne al riparo della barca e nemmeno in una scialuppa di salvataggio, ma gettandosi in mare. "E così avvenne che tutti giunsero salvi a terra" (v. 43).

Stiamo per affrontare la tempesta peggiore che questo mondo abbia mai visto. E dobbiamo distaccarci da tutto ciò che è umanamente sicuro e aggrapparci alla sicurezza divina con tutte le nostre forze. Paolo ci ha anche avvertito: "Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno" (1 Tessalonicesi 5: 3). Satana userà ogni mezzo per farci pensare che siamo stati sconfitti e che non c'è più speranza.

Ma ci sarà data una grande luce e uno Spirito soprannaturale ci risveglierà e, nutriti dalla Parola del Signore, avremo nuove forze. Non saranno le nostre forze a salvarci, ma confideremo che nessuna tempesta sarà in grado di distruggere coloro che Gesù ha già salvato. Con tutta la nostra fede, le nostre preghiere giorno dopo giorno saranno ascoltate nei Cieli e quando sembra che tutto sia perduto, il mattino glorioso si leverà e sarà così che saremo tutti salvati nella Nuova Terra.

Questo è il desiderio del Signore per ognuno di noi. "Perciò, uomini, state di buon animo, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto" (v. 25). E Dio, con la sua grazia, salverà "tutti quelli che navigano" (v. 24) con Cristo.

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