22 ago 2018

Atti cap. 26

E ora sono chiamato in giudizio per la speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri. (v. 26)
La difesa di Paolo, davanti al re Agrippa, diede luogo a varie reazioni. Il suo discorso rivela un Paolo felice e colto. La serenità della sua fisionomia si mescolava allo sguardo penetrante di chi sapeva di cosa stava parlando. Pieno di santa convinzione, ha presentato ai presenti la testimonianza della sua vita prima e dopo Cristo. La speranza che ha tenuto il suo cuore nella gioia fu la ragione per cui fu fatto prigioniero.

Da persecutore a perseguitato, Paolo non omise i suoi "crimini religiosi", che, oltre ad arrestare i cristiani, acconsentì anche alla loro morte. La sua formazione religiosa rigorosa lo rese insensibile e irrevocabilmente impegnato a proteggere quei ideali fino al giorno in cui con quei occhi rivolti nelle tenebre, si rese conto che era sempre stato cieco. Le parole di Gesù causarono in lui un grande rimpianto e profondo timore. Penso che sia stato immediato, quando era sulla strada di Damasco, che Paolo accettò Cristo come Signore e Salvatore della sua vita.

Immagina che nei tempi dell’ Olocausto Adolf Hitler improvvisamente dichiarava di essersi pentito di quello che aveva fatto e che amava gli ebrei. Quale ebreo in quel momento l’avrebbe creduto? Fu una situazione simile che Paolo dovette affrontare sia a Damasco che a Gerusalemme. All'inizio, i cristiani pensavano che Paolo stesse fingendo fino a quando non si resero conto del potere attivo dello Spirito Santo nelle loro vite. Non è facile affrontare i cambiamenti e soprattutto quando si tratta di trasformare la vita.

Nessuno che ha sperimentato la persona di Gesù Cristo può rimanere lo stesso. Le guarigioni e i miracoli che Lui realizzò definiscono bene questa idea. I lebbrosi erano mondati, gli zoppi tornavano a camminare, i ciechi ci vedevano e i muti riprendevano a parlare. Ossia tutti coloro che incontrarono Gesù, non uscirono dalla Sua presenza nello stesso modo. Coloro che conoscevano Paolo dall'infanzia, percepirono immediatamente questo cambiamento. Quel Saulo di Tarso rimase indietro dando spazio a Paolo di Gesù Cristo, l’apostolo impegnato a dare testimonianza "senza dir nulla al di fuori di quello che i profeti e Mosè hanno detto che doveva avvenire" (v. 22).

Interrotto dal governatore in maniera brutale fu chiamato pazzo, ma Paolo con "parole di verità, e di buon senno" (v. 25), parlò semplicemente con "franchezza" (v. 26). Gli apostoli non predicarono un messaggio privo di senso, ma in Gesù confermarono ciò che era già scritto nella Legge e nei Profeti, e quindi il popolo non rifiutò il nuovo messaggio, ma le verità della Parola di Dio. E anche se convinti della verità, molti, come Agrippa, non sono disposti a negare il proprio io mettendo Cristo al primo posto. Anche se simpatizzano e difendono i predicatori di giustizia, non prendono una decisione per far parte del popolo di Dio.

"Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori" (Ebrei 3:15), nel "tempo favorevole" (2 Corinzi 6: 2), ora che "lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza" (Romani 8:26) "ascolta la parola del SIGNORE" (Geremia 22:29). Questa è la Sua chiamata costante, tu non tardare ad accettare questa chiamata di Dio, potrebbe essere la tua ultima chiamata per entrare nella barca di Cristo nella vita eterna.

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