22 ago 2018

Atti cap. 25

Agrippa disse a Festo: «Vorrei anch'io ascoltare quest'uomo». Ed egli rispose: «Domani lo ascolterai». (v. 22)
Mostrando più dignità dei religiosi stessi, Festo interrogò Paolo in un modo equo e imparziale. Sebbene i capi dei giudei abbiano presentato "numerose e gravi accuse" (v. 7) contro Paolo, non hanno potuto raggiungere il loro obiettivo finale, cioè la morte di Paolo. Ciò è servito per dare l'opportunità per difendersi e la possibilità di tornare a Gerusalemme per essere processato lì. Tuttavia, Paolo poteva dichiarare che non aveva "peccato" (v. 8) contro nessuno, facendo appello alla più alta carica della giustizia umana del suo tempo: "Cesare" (v. 11).

Il suo appello fu preso in considerazione e lui rimase lì fino a quando fu inviato alla Corte Suprema. "Dopo diversi giorni il re Agrippa e Berenice arrivarono a Cesarea, per salutare Festo" (v. 13). Tali visite e scambi di formalità tra autorità e governanti erano comuni. Era un modo di rafforzare i legami politici o di tagliare le relazioni se la cordialità non fosse reciproca. In questo caso abbiamo visto che tra Festo e Agrippa c'era simpatia e che la visita del re sarebbe stata di grande utilità per il governatore, che non era ancora riuscito a prendere una decisione su Paolo.

Festo espose ad Agrippa il caso di Paolo che suscitò in lui la curiosità di ascoltare ciò che quell'uomo di Dio aveva da dire. Questo era tutto ciò che il governatore voleva. Anche con un'intenzione sbagliata, Festo guidò Agrippa nella giusta direzione. Questa opportunità non fu data solo al re, ma a tutti coloro che erano presenti a quella udienza straordinaria. Nel dichiarare "voi vedete quest'uomo" (v. 24), ancora, anche senza intenzione, Festo indicò l'unico in quel luogo che era veramente libero. Non era solo la curiosità a risvegliare il desiderio di vedere Paolo e ascoltare le parole dell'apostolo, ma la realtà dei cuori bisognosi di qualcosa di meglio e più grande di una religione formale.

Ciò che Paolo predicò e il vangelo che visse non aveva nulla a che fare con "un certo Gesù morto" (v. 19), ma con Colui che è "la risurrezione e la vita" (Giovanni 11: 25). Ignorato, il servo di Dio rimase fermo nella consapevolezza che la sua posizione era in pieno accordo con il "Così dice il Signore", la detenzione temporanea di quell'"imputato'' non fu sufficiente per mettere a tacere la sua voce e compromettere la sua testimonianza. Dio sta lavorando per salvare tutti, dal più umile dei servi al re più onorato, Egli cerca tutti, e a quelle autorità è stata data l'opportunità di conoscere la Via e scegliere di seguirLa o meno. Il cuore arde e realizza che nella verità della Parola di Dio si può vedere la luce desiderata, ma quanti sono rimasti indietro quando si sono confrontati con l'abbandono delle concupiscenze di questo mondo?

Carissimi, essere un cristiano, non deve essere una stranezza. Deve essere una calamita che attrae le persone a Cristo. Possano la potenza dello Spirito Santo, le nostre parole e le nostre azioni camminare in perfetta coerenza. E anche se arriva il momento in cui, quando la porta della grazia si chiude, qualcuno può non aver nulla di positivo da dire su di noi (v. 26), c'è un Dio in cielo che lavora per noi e che presto, molto in breve, ci darà una ricompensa eterna.

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