Anzi uno piuttosto dirà: «Tu hai la fede, e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede». (2:18)Questa è la lettera scritta da Giacomo, fratello di Gesù, uno dei leader della chiesa di Gerusalemme. Probabilmente è stata scritta nel 49 d.C., prima del Concilio di Gerusalemme, fattosi nel 50 d.C.
Scritta per i cristiani giudei del primo secolo che risiedevano nelle comunità gentili fuori della Palestina. Giacomo volle esprimere la sua preoccupazione per i credenti perseguitati della chiesa in Gerusalemme. Lui espose l'ipocrisia umana indicando quale doveva essere il comportamento corretto di un cristiano.
Con grande energia e parole ben scelte, Giacomo dice che non è sufficiente parlare di fede cristiana ma bisogna viverla. La prova della fede sta in una vita trasformata che inevitabilmente produce buone opere. Un'esortazione ad essere pazienti e di aiuto gli uni con gli altri, pregare gli uni per gli altri ed essere obiettivi e diretti. Mostra l'importanza di controllare la lingua, e fa una distinzione tra la saggezza terrena e quella divina. Incoraggia i propri lettori a lasciare i desideri personali per obbedire a Dio. Oltre ad insegnare il corretto comportamento in società, fa un discorso teologico sulla relazione tra fede ed opere.
Questa lettera può essere considerata come un orientamento alla vita cristiana, puoi leggerla per tornare ad essere una persona che pratica la Parola di Dio.
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