8 apr 2018

Matteo cap. 10

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.
Matteo 10:22
Il discorso di Gesù in questo capitolo è una vera realtà per i suoi discepoli. Formando il suo piccolo gruppo speciale, Cristo si è premunito di avvertirli della loro missione e delle difficoltà che avrebbero dovuto affrontare. La loro missione doveva essere centrata verso "le pecore perdute della casa d'Israele" (v.6), il quale non era un compito facile data l'incredulità della gente riguardo al ministero messianico del loro Maestro. Gesù ha esposto alcune caratteristiche che dovevano caratterizzare la vita dei suoi seguaci:

1. Dovevano stare attenti (v. 5-6)
2. Predicare che "il regno dei cieli è vicino" (v. 7);
3. Vivere l'amore pratico (v. 8);
4. Dipendere da Dio attraverso una vita altruistica: "gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (v. 8);
5. Avere una vita semplice, ma con dignità (v. 9);
6. Essere cortesi (v. 12);
7. Essere prudenti (v. 14 e 16);
8. Avere cura (v. 17);
9. Confidare nell'azione e previsione divina (v. 19);
10. Rinunciare alla propria vita per amor di Cristo (v. 39).

Di fronte a un mondo secolarizzato e individualista, probabilmente viviamo in uno dei peggiori periodi di discepolato. Nonostante il diritto fondamentale come la libertà di credo che può ancora essere proclamato e difeso, sembra che più libertà abbiamo, più rimaniamo chiusi nelle nostre comode chiese, predicando un Vangelo che in realtà non vive. Il Vangelo pratico secondo i metodi e le istruzioni di Cristo richiede la rinuncia. E dinanzi la società, compresa la religiosa, una vita di sacrificio non corrisponde allo stereotipo della prosperità creata dalle tradizioni umane. Cristo non ha detto che i suoi seguaci dovevano vivere di elemosina, ma che "l'operaio è degno del suo nutrimento" (v. 10). Ma non prometteva neppure ricchezze o prestigio, al contrario, ci metteva in guardia contro le difficoltà e le persecuzioni. Ha promesso sì, ricompense eterne, "ma fatevi tesori in cielo, dove ne tingola ne ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano ne rubano" (Mt 6:20).

La nostra missione è di imparare costantemente dagli insegnamenti di Cristo e, attraverso l'azione dello Spirito Santo, parleremo e vivremo secondo la Sua guida. Non abbiamo nulla da temere davanti a quelli che desiderano il nostro male, perché possono persino occultare la nostra vita su questa terra, ma non possono toglierci la vita eterna in Cristo Gesù. La nostra famiglia dovrebbe sempre essere la nostra prima destinataria della predicazione del Vangelo, ma Gesù ci ha anche avvertito che non saremo sempre i benvenuti, anche nella nostra "casa" (v. 36).

Una cosa è certa: Gesù ha fatto cadere quella teologia fasulla in qui le vite dei suoi seguaci sono solo fiori. Tuttavia, ha anche reso molto chiaro che Egli si prende cura di noi (v. 31). Colui che ha amato a morte un'umanità ingrata e immeritevole, spera che, allo stesso modo, possiamo vivere il più grande dei doni: l'amore. L'amore per Dio e l'amore per il prossimo è ciò che dovrebbe governare le nostre vite e incoraggiarci a cercare di seguire le orme di Gesù (1 P 2:21). In un tempo profetico in cui l'amore di quasi tutti si sta raffreddando (Mt 24:12), la perseveranza è il segreto della vittoria finale. Dove regna l'odio, colui che persevera nell'amore manifesterà sicuramente "nella luce" (v. 27) e "sarà salvato" (v. 22).

"Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù" (Ap 14:12). Proprio come un bambino che ama i suoi genitori si compiace di obbedire a loro, chi ama Dio obbedisce e cerca di vivere l'amore. Un vero discepolo di Cristo non è colui che si sforza di dimostrare che le sue opere lo testimoniano, ma colui la cui vita è in Cristo manifesta il suo carattere. Possa lo Spirito Santo riversare nei nostri cuori l'amore di Dio (Ro 5: 5) e renderci veri discepoli:

"Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri" (Giov 13:35).

Nessun commento: