4 mag 2018

Marco cap. 6

E non vi poté fare alcuna opera potente, ad eccezione di pochi malati a cui impose le mani e li guarì.
Marco 6:5
Per più di trent'anni, Gesù ha vissuto con l'umanità, risolvendo i loro problemi e camminando con i peccatori. Di questi trenta anni, poco più di venti ha vissuto a Nazareth. Prima di iniziare il suo ministero pubblico, il suo carattere santo e irreprensibile spiccava tra i suoi fratelli e tra il suo popolo. Le sue parole erano dolci e piene di fedeltà, i suoi atteggiamenti erano rivestiti d'amore e compassione, ma in ogni caso, alla vista dei suoi, era solo un uomo giusto che era cresciuto tra loro. Di fronte all'incredulità dei cuori che non hanno accettato di guardare a Gesù con gli occhi della fede, la sua missione fu stata fraintesa ed i suoi miracoli rifiutati.

Nel trasmettere le istruzioni ai dodici discepoli, Cristo li avvertì delle difficoltà per le quali sicuramente sarebbero passati. Dopo avere insegnato loro, le basi evangelistiche, le prime coppie missionarie furono inviate a mettere in pratica, le benedizioni e le sfide dell’opera missionaria. Certamente, dopo questo periodo di arduo servizio e il duro colpo delle notizie sulla morte di Giovanni il Battista, i cuori degli apostoli furono pesantemente turbati. Presi dallo sfinimento, furono sorpresi dalle consolanti parole: "Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco" (v. 31). Gesù apprezzava il bisogno umano di riposo. Nel linguaggio contemporaneo, potremmo dire che Gesù ci invita ad avere i nostri momenti "off-line" con Lui. Momenti per essere soli con Cristo per ricaricare le nostre "batterie".

Tuttavia, ben oltre la stanchezza fisica ed emotiva, c'era compassione per coloro dei quali divenne un servo. E "non avevano neppure il tempo di mangiare" (v. 31), Gesù e i dodici discepoli incontrarono ad ogni fermata una grande moltitudine di pecore ferite, lacerate e assetate di cibo spirituale. Quei "cinque" pani "e due pesci" (v. 38), per i discepoli erano pochi per dare da mangiare a tanta gente, ma la sfida fu quella di prendere quella piccola porzione e consegnarla nelle mani del Signore. La parte dei discepoli, poi, fu quella di distribuire e ripartire. Lì, Gesù insegnò un'altra importante lezione al Suo gruppo apostolico: il poco dell'uomo che si dedica a Dio a beneficio del prossimo, diventa sufficiente per chi riceve e un guadagno per chi lo dona. Dopotutto, "Tutti mangiarono e furono sazi, e si portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane, ed anche i resti dei pesci." (v. 42-43).

L'incredulità nel potere di Dio e la mancanza di conoscenza del Signore portano al rifiuto. Erode, ad esempio, sapeva che Giovanni non era una persona cattiva ma un "uomo giusto e santo" (v. 20). Le parole del predicatore itinerante lo rendevano perplesso e "l'ascoltava volentieri." (v. 20). Ma l'atteggiamento di Erode non era altro che perplessità e, lasciandosi governare dai suoi stessi impulsi, fece un giuramento che lo privò della sua pace.

Quanti sono che, allo stesso modo, hanno ascoltato la verità della Parola di Dio con la stessa animosità, ma che, non prendendo una decisione ferma, barcollano, "come pecore che non hanno pastore" (v. 34), in un abisso senza ritorno. Gesù non può fare miracoli dove c'è resistenza. Quante volte non abbiamo il coraggio di combattere contro i venti di questa vita, mentre Gesù è proprio di fronte a noi, dicendo: "«Coraggio, sono io; non abbiate paura!»" (v. 50).

Persino i discepoli erano vulnerabili a indurire i loro cuori (v. 52). Nessuno è immune, ma il Consigliere Meraviglioso ci ha insegnato la "ricetta" contro questa "malattia" cardiaca: servirci l'un l'altro. Inviando i discepoli a insegnare, dando loro il lavoro di distribuire cibo alla folla, costringendoli "a salire sulla barca" (v. 45) e permettere loro di condividere quei momenti turbolenti, Gesù stava insegnando loro la sapiente lezione di servizio altruistico. Dopotutto, Lui stesso disse: "Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri»." (Giov 13: 35).

Che le Scritture non siano nella nostra vita motivo di perplessità, ma che la Parola di Dio ci guidi alla piena conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo e ad una vita di discepolato.

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