Paolo allora rispose: «Che fate voi, piangendo e spezzandomi il cuore? Sappiate che io sono pronto non solo a essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesú». (13)Il terzo viaggio missionario di Paolo fu pieno di aspettative e di forte commozione tra i fratelli. Sapendo, Paolo, che si stava dirigendo verso Gerusalemme temette per la sua vita, e siccome, per più di una volta, alcuni fratelli sono stati usati dallo Spirito Santo, Paolo decise di confortare i fratelli con il coraggio di coloro che erano disposti a dare la vita se fosse necessario "per il nome del Signore Gesù" (v. 13).
L'arrivo dell’ apostolo a Gerusalemme ha provocato una gioia generale tra i fratelli e dopo il suo discorso dettagliato su ciò "che Dio aveva fatto tra i pagani, per mezzo del suo servizio" (v. 19), ha dato tutta la gloria a Dio, ma ha anche dimostrato una sincera preoccupazione per la loro sicurezza. Il fatto che Paolo e gli altri apostoli non chiedevano ai gentili di fare la circoncisione si diffuse come una notizia falsa, in modo che i giudei più zelanti aspettavano solo l'occasione per prendere Paolo nelle loro mani per ucciderlo. Ma durante la cerimonia di purificazione Paolo ebbe l’occasione di dimostrare ai giudei che lui stava osservando la legge (v. 24).
Tuttavia, quasi alla fine dei sette giorni della purificazione, alcuni giudei dell'Asia, vedendo Paolo nel tempio, causarono un grande tumulto tra la gente, accusando l'apostolo di apostasia. Afferrato dalla folla, Paolo fu trascinato "fuori dal tempio e subito le porte furono chiuse" (v. 30). Penso che i giudei avevano uno strano modo per osservare la loro legge. Pensavano che fuori dalle porte del tempio potevano usare la violenza contro i loro simili se non camminavano secondo i loro criteri.
La violenza è la manifestazione più grande di codardia. È il grido di coloro che non sono disposti ad ascoltare. Senza la possibilità di difendersi, Paolo sarebbe morto dalle botte se non ci fosse stato l'intervento di Dio attraverso il "tribuno della coorte" (v. 31). Caricato su per le scale dai soldati, l'apostolo chiese di parlare con il tribuno. Gravemente ferito, quel fedele servo di Cristo chiese il permesso di parlare con i suoi aggressori. Interessante notare che, dopo un cenno con la mano, cessarono i disordini e ci fu "un gran silenzio" (v. 40). Parlando in lingua ebraica, Paolo si difese con una voce vibrante di chi era in perfette condizioni fisiche, con i segni della violenza molto evidenti a tutti quelli che, stupefatti, si fermarono ad ascoltarlo.
Abbiamo un'idea molto superficiale circa il valore di essere chiamati cristiani. Poiché i primi cristiani non hanno avuto una vita facile, anzi, davanti ad una società tradizionalista loro erano il problema. Perseguitati, disprezzati e maltrattati, molti, come Paolo, hanno rischiato la vita per amore di Gesù e per salvare anche se si trattava di una persona sola. Pieno di Spirito Santo, le sue parole e gli atteggiamenti intolleranti infastidì chi era mosso da invidia e chi usava violenza. Questo scenario si ripete nel corso della storia e sta per raggiungere il suo picco finale, adempiendo così la profezia data da Cristo, "Allora vi abbandoneranno all’oppressione e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a motivo del mio nome" (Mt 24: 9).
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