29 ago 2018

Romani cap. 3

Annulliamo dunque la legge mediante la fede? No di certo! Anzi, confermiamo la legge. (v. 31)
In una sorta di monologo, di domande e risposte, Paolo inizia uno dei suoi discorsi più enigmatici. Molti hanno utilizzato questi e altri testi di Paolo al fine di sostenere teorie per non accreditare la dottrina della giustificazione per fede, rendendolo un pretesto per trascurare ciò che Dio ha comandato con il proprio dito (Esodo 31:18). Pietro, divinamente istruito, ci ha messo in guardia circa questi errori "e considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti. In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture" (2 Pietro 3: 15-16).

È necessario, quindi, di stare molto attenti e fare uno studio dettagliato delle epistole di Paolo, con tutta umiltà, in modo che lo Spirito Santo diventi la nostra unica influenza. Come dottore della legge e istruito nella scuola dei farisei, Paolo aveva un linguaggio peculiare. Non per dare ai suoi libri significati incomprensibili. Al contrario, credo che il suo approccio è un invito per capire in modo semplice "le rivelazioni di Dio" (v. 2). Paolo lancia al lettore la prospettiva reale sulla differenza tra Dio e l'uomo: tra la giustizia di Dio e l'ingiustizia umana.

Ciò che l'apostolo vuole affermare dall'inizio, in modo retorico, è che la giustizia divina e l'applicazione della sua ira sono direttamente collegate alla Sua fedeltà. A prescindere dall'incredulità umana o dall'ingiustizia, Dio è fedele. Essendo la legge una descrizione del Suo carattere, ci indica l'inevitabile verità che abbiamo bisogno di un Redentore, perché "tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (v. 23), e per ogni peccatore che si pente, liberamente, per la sua grazia "sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù" (v. 24).

Ci sono due gruppi rivali che nascono dalla disputa della ragione: quelli che dicono che la legge di Dio non ha più forza e quelli che la usano come una scala per il Cielo. Nessuno di loro ha un fondamento biblico per fondare questi concetti.
Tutti noi siamo "sottoposti al peccato" (v. 9). Non importa quanto ci sforziamo di osservare la legge, o di ignorarla, perché non c'è "nessun giusto" (v. 10) sulla terra stessa, intanto a cosa serve essere obbediente? Il fatto è che ci manca la gloria che abbiamo perso nell'Eden, e Colui che ci ha creati per la Sua gloria (Isaia 43: 7), sta per restituirla a coloro che lo hanno glorificato mediante le buone opere di fede (Mt 5:16). In Gesù troviamo la perfetta obbedienza e in Lui siamo salvati, ma ci ha anche dato un esempio per seguire i suoi passi (1 Pietro 2:21). Per prima cosa accettiamo Cristo come Signore e Salvatore delle nostre vite, quindi siamo istruiti dalla Sua Parola su come rimanere nello stretto cammino.

"poiché riteniamo che l'uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge" (v. 28). Questo non significa annullare la legge per la fede, ma la conferma attraverso una vita data per la volontà di Dio. Allora saremo "come la luce che spunta e va sempre più risplendendo, finché sia giorno pieno" (Prov 4: 18), "poiché Cristo è il termine della legge, per la giustificazione di tutti coloro che credono" (Rom 10: 4).

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