Quanto a voi, la vostra ubbidienza è nota a tutti. Io mi rallegro dunque per voi, ma desidero che siate saggi nel bene e incontaminati dal male. (v. 19)L'apostolo conclude la sua lettera ai Romani dando raccomandazioni e saluti personali. Citando nome per nome e ad ognuno la sua osservazione peculiare. Paolo esprime il suo apprezzamento attraverso parole motivate e di riconoscimento. Espressioni come "collaboratori in Cristo Gesù" (v. 3), "segnalati fra gli apostoli" (v. 7) e "caro nel Signore" (v. 8), mostra quanto Paolo ha goduto di buone relazioni e quanto queste persone erano importanti nella sua vita. Allo stesso modo, conclude i saluti con un consiglio: "Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio" (v. 16). Cioè, abbiate tutti lo stesso sentimento d’amore fraterno.
D'altra parte, ammonisce i suoi fratelli a fare molta attenzione alla loro cerchia di amici. Paolo chiede loro di essere attenti e di allontanarsi da coloro che "provocano divisioni e gli scandali" (v. 17), perché "Costoro, infatti, non servono il nostro Signore Gesù Cristo, ma il proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore dei semplici" (v. 18). Si noti che Paolo non si riferisce a persone antipatiche e asociali, ma a quelli che con un parlare dolce si fanno conquistare con gli elogi, ingannando i più ingenui. La guida del Signore è per "se possibile, per quanto dipende da [noi]", affinché possiamo avere pace con tutti (Romani 12: 18). Tuttavia, ciò non significa permettere alle cattive compagnie di influenzarci. Come scrisse il saggio Salomone, "I perversi di cuore sono un abominio per il SIGNORE, ma gli integri nella loro condotta gli sono graditi" (Proverbi 11: 20).
Dio aborrisce ogni tentativo che causa dissenso tra i fratelli (Proverbi 6: 16; 19). La partigianeria, le cricche e la confusione sono strumenti di Satana per il regresso dell'opera di salvezza. "Ora vi esorto, fratelli" (v. 17) con coloro che si relazionano con amicizie che edificano una vita spirituale o con quelli che nuocciono ad una relazione personale con Dio. E ancora, l'apostolo sottolinea l'obbedienza come un modello del popolo di Dio: "la vostra ubbidienza è nota a tutti" (v. 19). Cioè, se tu sei riconosciuto come servitore del Dio vivente, non permettere alle cattive compagnie di denigrare l'immagine di Colui che servi.
Gesù, il nostro esempio supremo, si è mescolato con la folla. Non ha rifiutato nessuno e non ha trattato nessuno con disprezzo. Ma dava a tutti il divino invito d'amore. Allo stesso modo, abbiamo la responsabilità, come "collaboratori in Cristo Gesù" (v. 3), di mettere il buon seme del Vangelo nel cuore di tutti. Tuttavia, come Cristo, dobbiamo essere influenti del bene e mai influenzati dal male. Anche tra i professi di Dio, c'è la zizzania che cresce insieme al grano. Dio non ci ha dato il diritto di giudicare o definire chi è una zizzania o grano, ma, anche su questo, Paolo ci ha indirizzato: "siate saggi nel bene e incontaminati dal male" (v. 19).
Carissimi, la "rivelazione del mistero che fu tenuto nascosto fin dai tempi più remoti, ma che ora è rivelato e reso noto mediante le Scritture profetiche" (Vv. 25 e 26), ci è stata data come un dono inestimabile, una verità presente "a tutte le nazioni perché ubbidiscano alla fede" (v. 26). Capisci? Tutti sono invitati a sperimentare la fede che genera l'obbedienza. Non è stata data a un particolare popolo o nazione, ma l'ineguagliato privilegio di partecipare alla vittoria insieme a Cristo, perché "il Dio della pace stritolerà presto Satana sotto i vostri piedi" (v. 20) e regnare con Cristo "nei secoli dei secoli" (v. 27).
Possa tu essere un motivo per rallegrarti tra i fratelli e che lo Spirito Santo ti mantenga saggio per il bene e prudente per tenerti lontano dal male. "La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti [noi]. Amen! "(v. 24).
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